• La piattaforma di wealth planning
  • Italpress Agenzia di stampa

Scandalo Banca Progetto: inchiesta sui fondi per il cinema finiti nel calcio e maxi piano di salvataggio

 
Scandalo Banca Progetto: inchiesta sui fondi per il cinema finiti nel calcio e maxi piano di salvataggio
Luca Lippi

Quello che sta scuotendo il sistema bancario italiano non è un semplice dissesto finanziario, ma una vicenda intricata che sembra uscita dalla sceneggiatura di un film noir. Al centro di tutto c’è Banca Progetto, un istituto che, nato con l’obiettivo di sostenere le piccole imprese, si è ritrovato nel mezzo di un’inchiesta giudiziaria che scoperchia un sistema opaco di prestiti facili e flussi di denaro dirottati.

Scandalo Banca Progetto: inchiesta sui fondi per il cinema finiti nel calcio e maxi piano di salvataggio

La vicenda non riguarda solo i bilanci di una banca, ma tocca le fondamenta della fiducia nel credito garantito dallo Stato, mettendo a rischio la stabilità di un settore vitale per l’economia nazionale.

DAI SET CINEMATOGRAFICI AI CAMPI DI CALCIO
Tutto ha inizio con una serie di finanziamenti che, sulla carta, avrebbero dovuto sostenere la cultura e l’industria cinematografica. Secondo le indagini condotte dalla Procura di Roma, circa 64 milioni di euro sono finiti in un circuito di vasi comunicanti molto lontano dagli scopi originali. Un caso simbolo risale al 2022, quando in un appartamento della capitale viene deciso il destino di un prestito da un milione e mezzo di euro per la produzione di un film intitolato “I Fratelli Re”. Quella pellicola non ha mai visto la luce, ma il denaro ha iniziato un viaggio tortuoso. Invece di finire in macchine da presa e scenografie, i fondi sono stati spostati attraverso una rete di società collegate, finendo per finanziare squadre di calcio come la Triestina, la Ternana e l’Ancona.

Questo meccanismo di "distorsione" dei fondi pubblici era reso possibile da una documentazione spesso superficiale o del tutto fallace. Gli inquirenti avrebbero rilevato che i prestiti venivano concessi con estrema rapidità, basandosi su causali apparentemente lecite come consulenze tecniche o noleggi di attrezzature, che servivano però solo a mascherare lo spostamento di capitali verso attività estranee al cinema. È come se lo Stato avesse prestato dei soldi per ristrutturare una scuola e quei fondi fossero stati usati per comprare dei calciatori, il tutto mentre i controlli interni della banca restavano, misteriosamente, inattivi.

I PROTAGONISTI E LE OMBRE SUI CONTROLLI
L’inchiesta – come rilevato dalle cronache - punta il dito contro nomi di primo piano. Paolo Fiorentino, amministratore delegato di Banca Progetto, sarebbe al centro delle attenzioni per aver autorizzato linee di credito senza le dovute verifiche antiriciclaggio. Accanto a lui compaiono figure come Antonio Scaramuzzino, noto imprenditore calabrese del settore alimentare, e Alessandro Di Paolo, attivo nel mondo del calcio e dell’audiovisivo. Un ruolo chiave sembra essere stato giocato anche da Ida Ruggiero, agente della banca e moglie di Di Paolo, che avrebbe gestito le pratiche di finanziamento omettendo di segnalare palesi conflitti d’interesse.

Il problema non era solo chi riceveva i soldi, ma come la banca decidesse di darli. Molte di queste operazioni erano assistite dalla garanzia del Fondo Centrale per le Piccole e Medie Imprese. In parole povere, se l’azienda che prendeva il prestito non restituiva il denaro, era lo Stato a rimborsare la banca. Questo sistema, pensato per aiutare gli imprenditori onesti in difficoltà, è diventato in questo caso un paracadute per operazioni spericolate o illecite, scaricando il rischio finale sui contribuenti.

UN TERREMOTO SISTEMICO
La situazione è precipitata rapidamente, portando la banca verso un bivio drammatico. Se non si troverà una soluzione entro la fine di gennaio, l’istituto rischia di finire in liquidazione. Non si tratta di un evento che riguarderebbe solo i dipendenti o i vertici della banca, ma di un potenziale scossone per il sistema. In caso di fallimento, bisognerebbe rimborsare migliaia di correntisti e il Fondo di Garanzia delle PMI subirebbe un colpo durissimo, con il rischio di paralizzare il credito per molte altre aziende italiane.

L’allarme è arrivato fino ai piani alti della politica e delle istituzioni finanziarie. Il Ministero dell’Economia e la Banca d’Italia si sono mossi con urgenza per evitare che il caso Banca Progetto inneschi un effetto domino. Il timore è che il dissesto possa influenzare il cosiddetto "risiko bancario", ovvero quel processo di fusioni e acquisizioni tra le grandi banche italiane che garantisce la stabilità del mercato.

UN PIANO DI SALVATAGGIO DA UN MILIARDO DI EURO
Per evitare il peggio, è stato messo a punto un piano di salvataggio complesso che ha visto lievitare i costi previsti. Se inizialmente si pensava che bastassero 400 milioni di euro, le ultime stime parlano di una cifra superiore al miliardo. L’operazione prevede la creazione di un fondo speciale, chiamato Fondo di Investimento Alternativo, che avrà il compito di assorbire i circa 1,5 miliardi di crediti deteriorati, ovvero quei prestiti che la banca ha concesso e che molto probabilmente non verranno mai restituiti.

In questa delicata manovra sono scesi in campo i pesi massimi del credito italiano: Intesa Sanpaolo, UniCredit, Monte dei Paschi di Siena, Banco BPM e BPER. Queste cinque grandi banche, insieme ad Amco (la società del Tesoro che gestisce i crediti difficili), parteciperanno al fondo con una quota del 50 per cento. Il piano è fondamentale perché permette di spalmare i costi del salvataggio su più soggetti, evitando che il peso ricada interamente su un unico ente. Tuttavia, l'ultima parola spetta al fondo Oaktree, attuale proprietario di Banca Progetto, che dovrà approvare ufficialmente il programma durante un'assemblea straordinaria.

TRA POLITICA E GIUSTIZIA: UNA STORIA ANCORA APERTA
Mentre i tecnici lavorano per salvare i conti, la magistratura continua a scavare nei faldoni. È emerso anche un filone che riguarda l’uso di testate giornalistiche che, secondo l’accusa, potrebbero essere state utilizzate per fare pressione su esponenti politici o per accreditare i protagonisti dell’inchiesta negli ambienti che contano. Questo aggiunge una dimensione inquietante alla vicenda, suggerendo che il sistema non cercasse solo profitti finanziari, ma anche una forma di protezione o influenza politica.

Il prossimo appuntamento cruciale è fissato per il 19 marzo, quando la Banca d’Italia sarà ascoltata dalla Commissione Banche. Sarà un momento di verità per capire come sia stato possibile che un istituto di credito sia diventato un porto così facile per operazioni tanto torbide. Il caso Banca Progetto resta un monito severo: quando il confine tra finanza, impresa e garanzie statali diventa troppo sottile e i controlli vengono aggirati, a pagare il conto sono la trasparenza e la stabilità dell'intero Paese.