Dopo anni di negoziati e oltre un decennio di tentativi intermittenti per ridurre barriere commerciali e modernizzare le relazioni economiche, l’Unione Europea e l’India sono sul punto di concludere un free trade agreement (FTA), cioè un accordo di libero scambio, che potrebbe essere formalmente annunciato il 27 gennaio 2026, durante il vertice a New Delhi.
Lo scenario dell’ipotetico libero scambio India-Europa
L’accordo coprirebbe un mercato combinato di circa 2 miliardi di persone e circa il 25 % del PIL mondiale. Già negli ultimi anni, l’UE e l’India, con un exploitdegli scambi commerciali del 90% in un solo decennio (con oltre 120 miliardi di euro nel 2024, secondo dati UE), avevano manifestato vicendevolmente un consolidamento dei rapporti.
Un FTA implicherebbe in primo luogo una sostanziale riduzione e successivamente una progressiva eliminazione dei dazi doganali su una vasta gamma di prodotti industriali e manifatturieri, oltre a un allineamento di alcune norme tecniche e procedure burocratiche. Per l’India, l’accordo dovrebbe rendere più competitive le esportazioni di tessile, farmaci, prodotti di ingegneria e servizi come l’IT e i professionali, mentre per l’UE - e le 6000 compagnie europee presenti nel sub-continente asiatico - potrebbe comportare maggiore accesso al potenziale del mercato indiano per aeromobili, automobili, macchinari e prodotti chimici.
Per cittadini e imprese, questo potrebbe tradursi in prezzi più bassi su alcuni beni importati, in aggiunta a maggiori opportunità di esportazione per prodotti e servizi competitivi. Tuttavia, l’impatto effettivo varierà da settore a settore.
Alla base degli anni di trattative, ci sono state infatti delle questioni spinose riguardo la salvaguardia dei rispettivi lavori locali. Per esempio, alcuni prodotti sensibili come zucchero e latticini potrebbero rimanere esclusi dall’accordo, per proteggere settori politicamente e socialmente sensibili della Repubblica dell’India, dove circa il 44 % della forza lavoro è impiegato nell’agricoltura.
Da un punto di vista pratico, il percorso, che conduce dalla firma politica alla piena entrata in vigore di un FTA europeo di competenza mista, include diversi passaggi: dopo la siglatura dell’accordo, il testo dovrà essere approvato dal Parlamento europeo e, per le parti di competenza mista, anche dai parlamenti nazionali degli Stati membri dell’UE. Solo a quel punto i dazi potranno essere ridotti o eliminati e le nuove regole applicate nelle transazioni commerciali reali, entrando a tutti gli effetti nella quotidianità di un quarto della popolazione globale.